La religione (non) serve.
La religione serve quando entrando in te stesso, capisci che la tua vita non è fatto solo di scendere da un letto, salire su un bus e andare a lavorare; di mangiare e guardare la tv; di subire passivamente una passeggiata al parco con la testa piena di pensieri.
La religione serve quando inizi un cammino spirituale.
Quando capisci che quello che vedi e tocchi non è tutto lì, ma entra in contatto con te in modo diverso, che nessuno ti ha mai spiegato.
Quando capisci che non sei solo un corpo, ma c’è in te qualcosa di più, qualcosa che sei lì lì per afferrare ma ti sfugge, è sempre un passo più in là.
Allora la religione serve perché, attraverso segni e simboli, riti da compiere e cose da fare, parla ai tuoi sensi e attraverso essi ti apre porte che non conoscevi.
Come un bimbo che inizia a sentire i suoni e a capire da dove provengono, a toccare le cose e a capire se sono morbide o dure. E c’è bisogno di una mamma che ti aiuta, di un maestro che spiega.
La religione parla la lingua della tua cultura e della tua psiche.
La religione ti può indicare una statua di Shiva o ti fa recitare un mantra o un rosario; la religione ti mette davanti un libro sacro in cui scoprire una storia con un significato diverso dal solito, con personaggi che cominciano a parlare al tuo cuore e alla tua anima.
La tua anima.
La religione ti dice che quella ‘cosa’ che disturba la tua quotidianità vuota e fredda, si chiama ‘anima’ e che in quel posto, finora sconosciuto, puoi incontrare te stesso, gli altri, un Altro.
La religione è un dizionario, in cui alcune parole che sentivi dentro di te cominciano a prendere forma e d avere un significato; grazie al quale scopri che sei più di una mano che apre una porta e di un piede che ti porta al parco.
Allora, davanti a questa autostrada che si è aperta davanti a te, ti butti a capo fitto, e prendi a correre.
D’un tratto però, in questa corsa, scopri che hai bisogno di più spazio, di più libertà, che c’è qualcosa che ti trattiene, come un elastico, e non ti fa procedere speditamente.
Hai preso coscienza di te stesso, intravedi un mondo in cui sei uno e contemporaneamente una moltitudine. Capisci, e senti, di essere una goccia nell’oceano del tutto, nell’universo; e capisci di essere una goccia proprio perché vieni da quell’oceano.
In questo momento la religione non serve più.
Anzi diventa una catena, che ti tiene legato ai suoi riti sciamanici, ai suoi mantra buddisti, ai suoi rosari cattolici, alle sue statue di Shiva, ai suoi corani di ogni religione. Non hai più bisogno di un segno o di un simbolo per sentire la tua anima che parla, che cammina sulle strade dell’infinito, che vuole riunirsi all’oceano della vita.
La tua anima che ha convinto i tuoi sensi ad esplorare nuove strade, ad avere il coraggio di volersi perdere nei suoni della natura, nell’energia del mare e degli alberi. La tua anima che ti invoglia a sentire la vitalità e la forza di altre anime che finora avevi solo sfiorato e intuito attraverso i corpi delle persone che ti passavano accanto.

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