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venerdì 5 giugno 2026

Anima individuale o Anima del Mondo?

(foto dal web)
Dai precedenti post pubblicati, potrebbe sembrare che io non dia importanza al corpo, anzi che lo consideri un ostacolo al progresso dell’anima.
Tutt’altro!
Io penso che il corpo sia la forma che l’anima assume quando diventa energia nello spazio e nel tempo; quando si concretizza per entrare in diretto contatto con altre anime in un determinato posto e in un determinato momento storico.
Questo permette all’anima di fare quelle esperienze che le rendono possibile comparare ciò che ella trova in sé come fondo con il quale il Fondo Originario, che è Dio, si fonde, e la realtà spazio temporale in cui si trova a vivere. Se l’anima ha esperienza di una Realtà incontaminata, pura, vera (nel senso di ‘corrispondente alla retta essenza’) ha la possibilità di confrontare questa Realtà con una realtà distorta dai vizi dello spazio tempo. E questa possibilità di confronto le permette di porre le basi per un’azione di ‘rettifica’ della realtà umana (il lavoro spirituale). Tornando, come faccio sempre, all’esempio presente nelle Scritture Sacre cristiane: l’uomo vive nel mondo, ma non è del mondo. E questo mondo in cui vive deve contribuire a cambiare.
E ancora, per citare un maestro sufi: possiamo fare nella nostra meditazione i più belli e santi voli dell’anima, ma se non li confrontiamo con la realtà in cui viviamo, essi non hanno fondamento; sono truffe mistiche che stuzzicano la nostra vanità spirituale, aggiungo io.
Sto facendo con voi un viaggio che non è concluso, ma che si arricchisce ogni volta di una nuova tappa; ecco anche perché a volte sembra che i miei post si contraddicono: in realtà sto facendo un percorso e di volta in volta mi sembra di salire un gradino.
Piuttosto la domanda che tutto questo ragionamento mi lascia (e che io lascio a voi) è un’altra: esiste un’anima (individuale) che via via si reincarna per un processo continuo di purificazione? O esiste, invece, un’unica Anima del Mondo che continuamente si individualizza lì dove ci sono le condizioni perché la coscienza si manifesti?
Siete invitati a dare il vostro contributo, con la consapevolezza che le nostre risposte sono comunque parziali fino a che non ci uniremo nuovamente al Fondo Originario che tutto conosce perché tutto ha posto in essere.
Grazie.

martedì 12 maggio 2026

L'anima e l'Oceano Divino

(foto dal web)
La (nostra) anima vive come goccia completamente immersa nell’Oceano Divino,
senza distinzione, senza nome, fino a quando il Divino non ci instilla in un corpo; e solo allora diventiamo gli uomini che siamo qui e ora, prendiamo una identità. Per questo la spiritualità e il misticismo vanno vissuti in modo assolutamente pratico, senza voli pindarici, metafisici. Noi siamo coloro che danno all'anima la possibilità di fare ancora un pezzo di cammino e da lei ricevono il significato di questa incarnazione.

sabato 9 maggio 2026

Cambiare paradigma

(Foto dal web)
 Siamo abituati a pensare ogni cosa a partire dal nostro vissuto culturale e sociale,
anche quando ci interroghiamo e riflettiamo su ciò che riguarda quella parte di noi che chiamiamo ‘spirituale’.
E quindi siamo portati sempre a paragonare le nostre credenze ad altre diverse dalle nostre. Questo sia quando mettiamo a confronto ciò in cui crediamo all’interno delle religioni cristiane (se siamo cristiani), sia quando, a maggior ragione, paragoniamo i pilastri della nostra fede con i punti principali, i riti e le credenze di religioni e fedi molto lontani dal nostro modo di vivere e vedere.
Ecco allora che paragonerò un culto evangelico o riformato ad una messa cattolica; una meditazione sulla Bibbia ad una di derivazione buddista; un modo di intendere ‘Dio Uno e Trino’ con quello di un induista o di un monaco sufi.
Mi troverò, insomma, sempre io da una parte e gli altri dall’altra. Questo paragonare continuo mi terrà sempre impegnato in un confronto ininterrotto, perdendo di vista quello che dovrebbe essere, invece, il punto essenziale: la ricerca della divinità, del mio rapporto con essa.
Per superare l'abitudine di interpretare la spiritualità esclusivamente attraverso i nostri filtri culturali e sociali, è necessario un cambio di paradigma.
Non più un confronto sterile tra dogmi, fedi e riti diversi, un processo che finisce per creare quella barriera tra noi e gli altri di cui ho detto sopra, ma il puntare al vero obiettivo: la ricerca di Dio e di un rapporto diretto con la divinità.
Iniziamo a cercare Colui che esiste al di là di come finora è stato espresso dalle culture umane.
Cerco di spiegarmi con un esempio che lascerà certamente il tempo che trova, anche perché i termini ‘acqua’, ‘fiume’, bagnare’ sono espressione della mia cultura occidentale, e cristiana in particolare.
Dobbiamo andare alla ricerca di Colui che è come un fiume sotterraneo che tutto vivifica e che noi possiamo conoscere solo perché bagna anche noi e, bagnandoci, trasforma la nostra vita.
Dobbiamo cercare quel Fondo che tutto abbraccia e da cui tutto deriva, che non ha tempo e non vive in uno spazio.
Quell’oceano di cui noi siamo una goccia, uniti in modo indistinguibile.
Uniti a Lui come un fossile vive nella sua ambra.
Solo dopo aver vissuto quest’esperienza potremo dire che il modo di esprimere questa nostra fede sarà ‘vera’, non perché avremo aderito ad un rito collettivo, ma perché l’espressione esteriore della nostra esperienza trasformante coinciderà con l’esperienza stessa.

(continua...)

Apri la mia porta

 
 
Apri la mia porta. 
Dirigi la tua luce
in fondo al mio cuore
e uniscimi a te,
forte come l'ambra e il suo fossile.
Fammi diventare
UNO con te,
come la goccia di pioggia
e l'oceano.
Indistinguibili.

mercoledì 29 aprile 2026

La grande rivoluzione per l'uomo di oggi

(foto dal web)
Gesù insegna, a chi vuole immergersi nel fiume della verità, che noi siamo nel mondo ma non del mondo (Gv 15,18-21), che dobbiamo guardare la realtà con gli occhi dell’anima, non del corpo; che dobbiamo avere quotidianamente questa consapevolezza: di essere anime incarnate.
Allo stesso modo, per l’induismo la nostra anima (Atman) è temporaneamente incarnata nel mondo materiale (Samsara) ma resta essenzialmente divina ed eterna, non appartiene alla materia che passa.
E il buddismo insegna che essere nel mondo ma non del mondo significa che la nostra anima deve vivere pienamente la quotidianità, agendo concretamente con responsabilità e compassione, senza farsi condizionare o dominare dagli attaccamenti, dalle illusioni e dalle passioni mondane, mantenendo una coscienza libera e consapevole.
È compito del discepolo della verità scoprire quale anima c’è dietro gli occhi di chi abbiamo davanti, dietro i suoi gesti e le sue parole.
Questa è la grande rivoluzione che aspetta l’essere umano di oggi.


martedì 28 aprile 2026

Torneremo ancora

"Finché non saremo liberi
torneremo ancora ancora
e ancora
."

(Franco Battiato - Juri Camisasca)


"La verità vi farà liberi" (Giovanni 8:32), dice Gesù.
Quando raggiungeremo la Verità, quando, cioè:
- la nostra visione della realtà coinciderà con la Realtà stessa;
- saremo in grado di immergerci totalmente e pienamente nel qui ed ora atemporale e aspaziale;
- il fondo della nostra anima prenderà dimora lì dove risiede Dio (S. Giovanni della Croce);
- la nostra anima s'immergerà totalmente nel fiume sotterraneo della presenza di Dio che a tutto da nutrimento e vita.


Solo allora saremo liberi.
E solo allora cesseremo di tornare ancora, ancora e ancora.



 

giovedì 23 aprile 2026

CRISTIANESIMO GNOSTICO E BUDDISMO

(foto dal web)
La gnosi e il buddismo condividono radici sapienziali profonde, basate su un nucleo di insegnamenti
che si potrebbe definire identico.

L'Illuminazione, come concetto centrale.
Ciò che i buddisti chiamano Bodhi (l'illuminazione raggiunta dal Buddha sotto l'albero della Bodhi) corrisponde esattamente a ciò che la tradizione gnostica chiama gnosi o illuminazione. Sono entrambe un "salto" di coscienza, una luce che appare alla psiche non dopo un ragionamento, ma come esperienza diretta.

Superamento dell'illusione della separazione.
Cristianesimo gnostico e Buddismo hanno l'obiettivo comune di superare l'idea che l'individuo sia un'entità separata dal resto del Tutto. Sia la gnosi che il buddismo mirano a sciogliere l'illusione dell'ego per riconoscere l'unità della realtà.

Identità degli insegnamenti.
I detti (loghia) di Cristo, presenti nei testi gnostici, comparati con i detti del Buddha, svelano che l'insegnamento di fondo è lo stesso: entrambi indicano una "via" o una "strada" per raggiungere un benessere che è sia individuale che collettivo.

Figure simboliche e storiche.
Sia Cristo che il Buddha sono personaggi di cui è difficile provare con certezza l’esistenza storica, ma che acquistano valore soprattutto nel loro messaggio simbolico e nella loro capacità di incarnare uno stato di coscienza o di visione delle cose che ogni essere umano può seguire.

Matrice psichica universale.
Tutte queste somiglianze derivano dal fatto che sia il cristianesimo gnostico che il buddismo attingono alla psiche profonda dell'uomo e a strutture universali (gli archetipi junghiani) che l'umanità ha sempre conosciuto, indipendentemente dalla cultura di appartenenza.

La gnosi cristiana, allora, non è un'invenzione greca (vedi i cosiddetti ‘vangeli gnostici’), ma il nome che in occidente diamo ad una struttura sapienziale universale già presente in forme simili in tradizioni molto più antiche come appunto il buddismo (e l'induismo vedico).

sabato 18 aprile 2026

Per ritrovarsi, bisogna perdersi.

("La foresta dell'anima". Mio olio su cartoncino)
“L’uomo che non lascia cadere se stesso non troverà pace alcuna!" (Giovanni Taulero, 
mistico tedesco del XIV secolo)

Qual è il senso, in questa frase di Taulero, delle parole ‘lasciar cadere’?
‘Cadere’, nel Taoismo come nella psicologia analitica, ha la valenza di fine dell’ego, del suo controllo rigido sulla realtà interiore ed esteriore. Perciò ‘lasciar cadere’ significa abbandonare le proprie certezze, rinunciare al controllo sulla realtà, avere il coraggio di rischiare il fallimento.
Non è una sconfitta ma un atto di fiducia.
Se non si lascia cadere il controllo di ciò che si possiede (spiritualmente, psichicamente e materialmente), se non ci si abbandona, non si potrai mai lasciare spazio al nuovo, trovare la propria vera essenza; non si potrà mai rinascere.
Solo toccando il fondo o lasciando andare la presa si può scoprire chi si è veramente quando non si ha più nulla a cui aggrapparsi.
Se non si accetta di perdersi (nella sofferenza, nel cambiamento, nell'ignoto), si rimane intrappolati in una realtà (una maschera) che ci siamo creati per sopravvivere a questa vita.
Spiritualmente parlando siamo davanti al concetto di "nascita di Dio nell'anima". Taulero dice che per essere riempiti dalla presenza dello Spirito di Dio, bisogna prima svuotarsi. L'uomo che protegge ossessivamente la propria identità o sicurezza ("non lascia cadere se stesso") impedisce a qualsiasi trasformazione profonda di accadere.
Senza questa Kenosi (spogliazione, svuotamento), non ci può essere doxa (esaltazione, glorificazione), cioè innalzamento a Tempio di Dio e del suo Spirito.
Nella pratica quotidiana bisogna allora abbandonare il controllo, cioè: accettare che non tutto può essere pianificato; rischiare, uscendo dalla zona di comfort in cui si è "protetti"; accettare il fallimento, cioè vedere la caduta non come la fine, ma come la condizione necessaria per la scoperta.
In sintesi, per trovare se stessi ed esser pronti a incontrare Dio nella propria anima bisogna passare attraverso la perdita: chi teme di perdere il controllo su se stesso, rimarrà sempre un estraneo alla propria parte più autentica.
Per lasciare che il fondo originario in cui Dio abita irrompa in noi, dobbiamo purificare l’acqua del fondo della nostra anima
Per ritrovarsi, bisogna perdersi.

Sul Congregazionalismo

(immagine dello stemma delle CCPI) Penso che la forma migliore, più ‘democratica’ e semplice di struttura di una comunità cristiana sia quel...