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lunedì 20 aprile 2026

Giovanni Taulero

(foto dal web)
"In questo luogo segreto, che è il fondo dell’anima, lo spirito creato è riportato nel suo
stato increato in cui è eternamente stato prima che fosse creato. E si riconosce Dio in Dio, ma se stesso come creatura ed essere creato".


“Nel silenzio più profondo di noi stessi brilla la parte che nessuna crisi può ferire: imparare ad abitarla è la vera libertà.”


(Giovanni Taulero, 1300-1361)

sabato 18 aprile 2026

Per ritrovarsi, bisogna perdersi.

("La foresta dell'anima". Mio olio su cartoncino)
“L’uomo che non lascia cadere se stesso non troverà pace alcuna!" (Giovanni Taulero, 
mistico tedesco del XIV secolo)

Qual è il senso, in questa frase di Taulero, delle parole ‘lasciar cadere’?
‘Cadere’, nel Taoismo come nella psicologia analitica, ha la valenza di fine dell’ego, del suo controllo rigido sulla realtà interiore ed esteriore. Perciò ‘lasciar cadere’ significa abbandonare le proprie certezze, rinunciare al controllo sulla realtà, avere il coraggio di rischiare il fallimento.
Non è una sconfitta ma un atto di fiducia.
Se non si lascia cadere il controllo di ciò che si possiede (spiritualmente, psichicamente e materialmente), se non ci si abbandona, non si potrai mai lasciare spazio al nuovo, trovare la propria vera essenza; non si potrà mai rinascere.
Solo toccando il fondo o lasciando andare la presa si può scoprire chi si è veramente quando non si ha più nulla a cui aggrapparsi.
Se non si accetta di perdersi (nella sofferenza, nel cambiamento, nell'ignoto), si rimane intrappolati in una realtà (una maschera) che ci siamo creati per sopravvivere a questa vita.
Spiritualmente parlando siamo davanti al concetto di "nascita di Dio nell'anima". Taulero dice che per essere riempiti dalla presenza dello Spirito di Dio, bisogna prima svuotarsi. L'uomo che protegge ossessivamente la propria identità o sicurezza ("non lascia cadere se stesso") impedisce a qualsiasi trasformazione profonda di accadere.
Senza questa Kenosi (spogliazione, svuotamento), non ci può essere doxa (esaltazione, glorificazione), cioè innalzamento a Tempio di Dio e del suo Spirito.
Nella pratica quotidiana bisogna allora abbandonare il controllo, cioè: accettare che non tutto può essere pianificato; rischiare, uscendo dalla zona di comfort in cui si è "protetti"; accettare il fallimento, cioè vedere la caduta non come la fine, ma come la condizione necessaria per la scoperta.
In sintesi, per trovare se stessi ed esser pronti a incontrare Dio nella propria anima bisogna passare attraverso la perdita: chi teme di perdere il controllo su se stesso, rimarrà sempre un estraneo alla propria parte più autentica.
Per lasciare che il fondo originario in cui Dio abita irrompa in noi, dobbiamo purificare l’acqua del fondo della nostra anima
Per ritrovarsi, bisogna perdersi.

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