mercoledì 29 aprile 2026

La grande rivoluzione per l'uomo di oggi

(foto dal web)
Gesù insegna, a chi vuole immergersi nel fiume della verità, che noi siamo nel mondo ma non del mondo (Gv 15,18-21), che dobbiamo guardare la realtà con gli occhi dell’anima, non del corpo; che dobbiamo avere quotidianamente questa consapevolezza: di essere anime incarnate.
Allo stesso modo, per l’induismo la nostra anima (Atman) è temporaneamente incarnata nel mondo materiale (Samsara) ma resta essenzialmente divina ed eterna, non appartiene alla materia che passa.
E il buddismo insegna che essere nel mondo ma non del mondo significa che la nostra anima deve vivere pienamente la quotidianità, agendo concretamente con responsabilità e compassione, senza farsi condizionare o dominare dagli attaccamenti, dalle illusioni e dalle passioni mondane, mantenendo una coscienza libera e consapevole.
È compito del discepolo della verità scoprire quale anima c’è dietro gli occhi di chi abbiamo davanti, dietro i suoi gesti e le sue parole.
Questa è la grande rivoluzione che aspetta l’essere umano di oggi.


martedì 28 aprile 2026

Torneremo ancora

"Finché non saremo liberi
torneremo ancora ancora
e ancora
."

(Franco Battiato - Juri Camisasca)


"La verità vi farà liberi" (Giovanni 8:32), dice Gesù.
Quando raggiungeremo la Verità, quando, cioè:
- la nostra visione della realtà coinciderà con la Realtà stessa;
- saremo in grado di immergerci totalmente e pienamente nel qui ed ora atemporale e aspaziale;
- il fondo della nostra anima prenderà dimora lì dove risiede Dio (S. Giovanni della Croce);
- la nostra anima s'immergerà totalmente nel fiume sotterraneo della presenza di Dio che a tutto da nutrimento e vita.


Solo allora saremo liberi.
E solo allora cesseremo di tornare ancora, ancora e ancora.



 

lunedì 27 aprile 2026

La preghiera è...

La preghiera è la richiesta a Dio

di partecipare,

con lui,

alla creazione di una nuova realtà.

 

 

venerdì 24 aprile 2026

L'Aldilà: il mondo della verità

(foto dal web)
Il mondo della verità”: è così che i nostri anziani chiama(va)no l'aldilà. Il mondo
che noi viviamo ora, volevano dire forse senza neanche saperlo, è quello della bugia, quello velato, non percettibile nella sua completezza e chiarezza e, soprattutto, specchio deformante della realtà.
Bisogna avere il coraggio di toglierci dalla mente che ciò che vediamo e tocchiamo possa avere una vera influenza su di noi e la nostra vita. È come noi lo percepiamo, come ce ne facciamo coinvolgere, che fa la differenza; lo diceva Seneca, lo dice la moderna psicologia. Fino a che crediamo di poterci evolvere spi
ritualmente vivendo immersi nella quotidianità e non nella sua essenza e verità, siamo fuori strada.
 

“Esiliarsi dal mondo
per guardarlo dall’alto,
come l’anima guarda il corpo
che ha lasciato
su un letto d’ospedale.”

Vivere fuori dalla realtà non significa estraniarsi da essa, ma guardarla dal giusto punto di vista.
Gesù diceva: “voi siete nel mondo, ma non del mondo”. Egli era consapevole del fatto che spetta all’anima compiere quel cammino che la rende cosciente di come “il principe di questo mondo” “va in giro cercando chi divorare”; di come, cioè allontana l’uomo dalla via della verità e del riconoscimento dell’anima delle cose.
Una vera comunicazione, piena e completa, è possibile solo attraverso segni e simboli, quindi attraverso l'arte: la musica, la scrittura, la pittura.

giovedì 23 aprile 2026

CRISTIANESIMO GNOSTICO E BUDDISMO

(foto dal web)
La gnosi e il buddismo condividono radici sapienziali profonde, basate su un nucleo di insegnamenti
che si potrebbe definire identico.

L'Illuminazione, come concetto centrale.
Ciò che i buddisti chiamano Bodhi (l'illuminazione raggiunta dal Buddha sotto l'albero della Bodhi) corrisponde esattamente a ciò che la tradizione gnostica chiama gnosi o illuminazione. Sono entrambe un "salto" di coscienza, una luce che appare alla psiche non dopo un ragionamento, ma come esperienza diretta.

Superamento dell'illusione della separazione.
Cristianesimo gnostico e Buddismo hanno l'obiettivo comune di superare l'idea che l'individuo sia un'entità separata dal resto del Tutto. Sia la gnosi che il buddismo mirano a sciogliere l'illusione dell'ego per riconoscere l'unità della realtà.

Identità degli insegnamenti.
I detti (loghia) di Cristo, presenti nei testi gnostici, comparati con i detti del Buddha, svelano che l'insegnamento di fondo è lo stesso: entrambi indicano una "via" o una "strada" per raggiungere un benessere che è sia individuale che collettivo.

Figure simboliche e storiche.
Sia Cristo che il Buddha sono personaggi di cui è difficile provare con certezza l’esistenza storica, ma che acquistano valore soprattutto nel loro messaggio simbolico e nella loro capacità di incarnare uno stato di coscienza o di visione delle cose che ogni essere umano può seguire.

Matrice psichica universale.
Tutte queste somiglianze derivano dal fatto che sia il cristianesimo gnostico che il buddismo attingono alla psiche profonda dell'uomo e a strutture universali (gli archetipi junghiani) che l'umanità ha sempre conosciuto, indipendentemente dalla cultura di appartenenza.

La gnosi cristiana, allora, non è un'invenzione greca (vedi i cosiddetti ‘vangeli gnostici’), ma il nome che in occidente diamo ad una struttura sapienziale universale già presente in forme simili in tradizioni molto più antiche come appunto il buddismo (e l'induismo vedico).

mercoledì 22 aprile 2026

Cos'hanno in comune cristianesimo (gnostico) e Taoismo

(foto dal web: Vatican News)
Cristianesimo gnostico e taoismo si inseriscono in una visione del mondo definita "sapienziale" e "non duale", comune alle grandi tradizioni antiche dell'umanità e condividono alcuni punti essenziali.
Già la figura del fondatore del Taoismo, Lao-tsé, viene accostato a figure come il Buddha e Cristo, personaggi di cui è difficile distinguere la dimensione storica da quella simbolica. Ciò che conta, tuttavia, è l'insegnamento che i tre fondatori hanno trasmesso.
La "Via" come insegnamento. Cristo afferma: "Io sono la via, la verità e la vita", dove "seguire me" è un invito a "seguire la vita" stessa. Questo concetto di una "strada" o "via" per arrivare a un benessere individuale e collettivo è l'elemento centrale che accomuna il messaggio del cristianesimo, del taoismo e del buddismo.
Una visione Non-Duale. La gnosi cristiana propone una visione in cui il divino non è separato dal mondo, ma coincide con la natura e con la realtà stessa. Il principio del cristianesimo gnostico: "fare del due uno", invita a superare la percezione della separazione per riconoscere l'unità fondamentale del tutto. Il Taosimo mira anch’esso a superare l'illusione della separazione dal "Tutto".
Una struttura universale della psiche. Cristianesimo, Taoismo, Buddismo e Induismo hanno in comune il concetto di una struttura profondissima della psiche umana che la psicologia moderna di Jung ha identificato con l'inconscio collettivo e gli archetipi.
In definitiva, cristianesimo (gnostico) e taoismo, insieme ad altre fedi che provengono dall’oriente, hanno una medesima radice sapienziale che vede la vita non come un insieme di dogmi, ma come un'esperienza diretta di integrazione con la realtà totale.

martedì 21 aprile 2026

La morte che dobbiamo desiderare

(foto dal web)

La morte che dobbiamo desiderare è la morte dell'ego (o morte mistica), che non è
la fine della nostra esistenza, ma un processo di trasformazione profonda in cui ci liberiamo dall'illusione di essere un individuo separato, per risvegliarci alla nostra vera natura divina.
Ma cos'è l'ego? L’ego non è la nostra vera identità, ma il punto di incontro di forze psichiche, pensieri, desideri e ricordi che galleggia sulla coscienza totale, cioè sull'essenza dell'esistenza o "pura coscienza", che secondo l’Advaita Vedanta è la realtà ultima che costituisce l'essenza di ogni esperienza. L’ego si comporta come un "dittatore" che cerca di controllare la nostra vita, separandoci da questo Fondo Originario, divino.
La morte dell'ego consiste, allora, nell'abbandonare questa immagine limitata di sé: non si tratta di uccidere l'ego con la volontà, ma di osservarlo, di guardare, senza giudicarli, i propri pensieri e sentimenti; si tratta di avere consapevolezza di se stessi e dei propri moti dell’anima.
Questo cammino verso la morte dell'ego non è, allora, sempre piacevole, ma include fasi di purificazione:
la paura. L'ego ha paura di morire, di perdere le certezze su cui ha vissuto finora e oppone resistenza;
il vuoto. Crollano a poco a poco le nostre vecchie certezze religiose o personali e in questo "nulla" troviamo la soglia per l'esperienza di Dio.
Risultato di questo processo è il vivere nel "Qui e Ora". La morte dell'ego riporta alla vera vita. Non si diventa un essere "senza sentimenti", ma una persona che vive senza più il peso del dover possedere o controllare. Si inizia a vedere il divino in ogni azione banale e tutto diventa un atto sacro perché vissuto in unità con il Tutto.
La morte dell'ego, in sintesi, è il prezzo da pagare per risorgere ad un'esistenza 

superiore, è la notte oscura.
È il significato delle parole di Gesù quando disse: "Io e il Padre siamo una cosa sola".

lunedì 20 aprile 2026

Giovanni Taulero

(foto dal web)
"In questo luogo segreto, che è il fondo dell’anima, lo spirito creato è riportato nel suo
stato increato in cui è eternamente stato prima che fosse creato. E si riconosce Dio in Dio, ma se stesso come creatura ed essere creato".


“Nel silenzio più profondo di noi stessi brilla la parte che nessuna crisi può ferire: imparare ad abitarla è la vera libertà.”


(Giovanni Taulero, 1300-1361)

domenica 19 aprile 2026

Le parole come simulacri

(foto mia)
Le parole sono simulacri dei pensieri dell’anima: velano e svelano. 
Le parole sono le parvenze della realtà; l’anima, invece, vive nella realtà.
Le parole compongono le scritture sacre e i riti d’ogni religione; l’anima, invece, si nutre della realtà e progredisce in essa.
Ma l’anima ha bisogno, per esprimersi ed esser compresa, delle parole.
Compito di un cercatore della verità è quello di usare le parole per andare al di là di esse, penetrare nel mondo dell’anima, aprire la propria mente e il proprio cuore ad un modo diverso di guardare la realtà, alla possibilità di perdersi nella verità eterna pur rimanendo nel corpo che ospita la sua anima.

sabato 18 aprile 2026

Per ritrovarsi, bisogna perdersi.

("La foresta dell'anima". Mio olio su cartoncino)
“L’uomo che non lascia cadere se stesso non troverà pace alcuna!" (Giovanni Taulero, 
mistico tedesco del XIV secolo)

Qual è il senso, in questa frase di Taulero, delle parole ‘lasciar cadere’?
‘Cadere’, nel Taoismo come nella psicologia analitica, ha la valenza di fine dell’ego, del suo controllo rigido sulla realtà interiore ed esteriore. Perciò ‘lasciar cadere’ significa abbandonare le proprie certezze, rinunciare al controllo sulla realtà, avere il coraggio di rischiare il fallimento.
Non è una sconfitta ma un atto di fiducia.
Se non si lascia cadere il controllo di ciò che si possiede (spiritualmente, psichicamente e materialmente), se non ci si abbandona, non si potrai mai lasciare spazio al nuovo, trovare la propria vera essenza; non si potrà mai rinascere.
Solo toccando il fondo o lasciando andare la presa si può scoprire chi si è veramente quando non si ha più nulla a cui aggrapparsi.
Se non si accetta di perdersi (nella sofferenza, nel cambiamento, nell'ignoto), si rimane intrappolati in una realtà (una maschera) che ci siamo creati per sopravvivere a questa vita.
Spiritualmente parlando siamo davanti al concetto di "nascita di Dio nell'anima". Taulero dice che per essere riempiti dalla presenza dello Spirito di Dio, bisogna prima svuotarsi. L'uomo che protegge ossessivamente la propria identità o sicurezza ("non lascia cadere se stesso") impedisce a qualsiasi trasformazione profonda di accadere.
Senza questa Kenosi (spogliazione, svuotamento), non ci può essere doxa (esaltazione, glorificazione), cioè innalzamento a Tempio di Dio e del suo Spirito.
Nella pratica quotidiana bisogna allora abbandonare il controllo, cioè: accettare che non tutto può essere pianificato; rischiare, uscendo dalla zona di comfort in cui si è "protetti"; accettare il fallimento, cioè vedere la caduta non come la fine, ma come la condizione necessaria per la scoperta.
In sintesi, per trovare se stessi ed esser pronti a incontrare Dio nella propria anima bisogna passare attraverso la perdita: chi teme di perdere il controllo su se stesso, rimarrà sempre un estraneo alla propria parte più autentica.
Per lasciare che il fondo originario in cui Dio abita irrompa in noi, dobbiamo purificare l’acqua del fondo della nostra anima
Per ritrovarsi, bisogna perdersi.

giovedì 16 aprile 2026

Ogni Scrittura Sacra è un velo (indispensabile)

(Tripitaka buddisti. Dal web)
Ogni Scrittura Sacra (quella di ogni fede: la Bibbia, il Corano, i Veda, i Tripitaka
buddisti...) è velo indispensabile che rimanda alla Verità. Essa ci svela, infatti, che esiste altro al di là della realtà che ricade sotto i nostri sensi; e ci suggerisce i mezzi per percorre il cammino che ci conduce alla realtà autentica.
Ogni Scrittura Sacra ha bisogno così di essere, prima ancora che per mezzo delle parole, attraversata dalle emozioni, dalle immagini, dalle sensazioni che crea in noi. Prima ancora di: “cosa c’è scritto?”, dobbiamo chiederci: “che immagini mi vengono all’anima? Che emozioni suscita allo spirito?”. Diversamente che per la musica, la pittura, la scultura, dove nel silenzio dell’adesso l’immagine e il suono comunicano con l’anima in un filo diretto.
Perché le parole hanno senso solo quando mettono in comunicazione le due realtà che si trovano da una parte e dall’altra del testo: chi parla e chi ascolta.
Ogni Scrittura Sacra è l’espressione del Tutto, dell’Assoluto che entra in comunicazione con la goccia uscita da Se Stesso e divenuta Anima che si è incarnata. È un parlare del Tutto a Se Stesso, come un padre parla ad un figlio che riconosce di venire da quel seme, da quel gene, e capisce che non c’è differenza sostanziale tra di loro. (Ma anche questa similitudine è fatta di parole, che vanno attraversate per essere comprese)
Allora ogni Scrittura Sacra permette all’anima di ritrovare i principi vitali, immanenti alla natura, attraverso cui il Tutto, l’Assoluto, si rivela in questo mondo. E questo bisogna ricercare quando ci si mette davanti ad una pagina del Testo Sacro.
Ed è per questo che prima ancora delle religioni (espressioni etniche della fede, formulate nel Testo Sacro), sta Dio che si rivela ad ognuno che lo cerchi.

mercoledì 15 aprile 2026

Il fondo originario

(Panteon vedico. Foto dal web)
Esiste un fondo originario alla base di ogni fede e religione. Un fondo che è la presenza di Dio, con qualunque nome lo si voglia chiamare. Dio che forma e informa ogni nostro bisogno di lui: il ‘luogo’ di Dio, Dio stesso.
Da questo fondo originario l’uomo ha da sempre attinto ciò di cui ha bisogno per placare la sua sete di trascendenza, il suo anelito ad una libertà assoluta.
Nel momento in cui l’uomo ha trovato questa sorgente, l’ha assimilata con i propri canoni culturali e sociali, facendone una fede espressa in una religione.
Per questo motivo ogni fede e ogni religione hanno ragione d’esistere. Ma non hanno alcun motivo di impadronirsi di quel fondo originario, proclamando che il loro modo di esprimerlo (i loro riti, le loro scritture...) è l’unico, il definitivo, il perfetto.
Per questo motivo, ancora, il più grande traviamento ed errore di ogni fede e religione è il suo volersi proclamare unica e indefettibile e, ancor più, il pretendere di convertire alle proprie idee credenti di altre fedi e di altre religioni.
A ragione Krishnamurti disse: “Nel momento in cui segui qualcuno, smetti di seguire la verità”. E un maestro zen insegnò: “Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo!”. L’induismo, poi, non ha un solo libro sacro o un unico profeta…
La verità sta solo ed esclusivamente in quel fondo originario, ed è la verità che ci “farà liberi”, non le parole di chi la propone o il modo il cui la celebriamo.

Chiesa o Anima?

(foto dal web)
La Chiesa (ecclesia: assemblea) è una comunità di credenti che si è data nel tempo dei paletti (i dogmi) che la individuano e la separano dal resto del mondo. La vita di ogni persona inserita in una chiesa rimarrà per sempre inclusa in una via già tracciata da altri nel tempo; conservata da altri nel presente; perché altri, nel futuro, la possano percorre così come è stata tracciata. 
L’anima dell’uomo, invece, è la scintilla divina, incarnata, che trascorre la vita (e le vite) a camminare, in modo individuale, costantemente rivolta al ritorno verso la fonte originaria; verso l’essenza di ogni fede e di ogni religione; verso l’esperienza senza tempo e senza spazio da cui tutto deriva e a cui tutto tende; alla ricerca della realtà che rende possibile il mondo stesso. Verso Dio. 
Questo suo cammino la porta ad entrare in contatto, attraverso immagini (giacché nessuno può vedere Dio e rimanere vivo: Gen 32,30. Cioè la vita umana così com’è, nella sua carne, non è in grado di giungere alla conoscenza dell’Assoluto, deve prima ‘morire’) con la realtà divina, per permettere alla realtà misteriosa del divino di diventare comprensibile alla limitata mente umana.

Omraam Mikhaël Aïvanhov - Vita e Spiritualità

(foto dal web) “Un pomeriggio, un vecchio indiano Cherokee raccontò al suo nipotino della battaglia che avviene dentro le persone: “Figlio m...