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giovedì 11 giugno 2026

Dio. Personale o impersonale?

(foto dal web)
Ho sempre detto che queste brevi note che lascio su Facebook non sono affermazioni perentorie, ma 
passi del mio cammino di ricerca delle tracce del divino che è in me. Ciò significa che potrete trovare anche delle contraddizioni tra un post e l’altro.
Si tende, giustamente da un certo punto di vista, a ricercare sempre ciò che unisce le varie fedi, per dimostrare come la divinità (con qualunque nome la si voglia chiamare) è un fondo comune ad ogni cultura e tradizione religiosa.
La domanda che oggi mi pongo, tuttavia, è secondo me dirimente, nel senso che qui non si può stare al centro e rimanere ad osservare.
Mi chiedo, oggi, se per me, per voi, la divinità in cui credo / crediamo è un Dio personale o un Dio impersonale.
Per “Dio personale” la ricerca teologica e spirituale intende una divinità concepita come un essere cosciente, dotato di una propria identità, volontà e capacità di entrare in relazione con gli individui. Esempio classico è Jahvè, il Dio cristiano.
Con “Dio impersonale”, invece, s’intende un Principio Assoluto, una Coscienza Cosmica o anche solo l'insieme delle leggi che regolano l'universo. Vedi l’induismo (per alcuni aspetti) o il panteismo o alcune correnti moderne del pensiero teologico e filosofico.
Probabilmente così scrivendo ho fatto, o creato, un po’ di confusione. Eppure la distinzione è importante anche da un punto di vista della fede quotidiana di ognuno.
Un Dio personale è un'entità con cui si può comunicare (ad esempio tramite la preghiera), un Essere che prova sentimenti (l'amore, la compassione); che agisce attivamente nella storia e nella vita delle persone; che ha una natura e un’indole concrete, non è una forza cosmica astratta; ha un’interazione intima (“personale” appunto) con i credenti.
Un Dio impersonale, invece, non giudica, non punisce, non ha una mente umana e non ascolta preghiere. Si manifesta piuttosto come la struttura logica e armoniosa che ha dato vita all’esistenza. Per rimanere vicini in qualche modo alla nostra tradizione cristiana, pensiamo a un dio gnostico, concepito come puro Spirito e pura Luce. I testi di questa tradizione ne parlano come energia primordiale, un Abisso o un Tutto omnipervadente. 
Capite bene che non è indifferente credere in un Dio invece che nell’altro.
Ora chiedo a voi: qual è il Dio della vostra fede? Come siete arrivati a questa conclusione? Per esperienza personale? Tradizione? Lettura di testi e autori per voi influenti?
Grazie per la vostra risposta, che sarà anche il vostro atto di fede.

venerdì 5 giugno 2026

Anima individuale o Anima del Mondo?

(foto dal web)
Dai precedenti post pubblicati, potrebbe sembrare che io non dia importanza al corpo, anzi che lo consideri un ostacolo al progresso dell’anima.
Tutt’altro!
Io penso che il corpo sia la forma che l’anima assume quando diventa energia nello spazio e nel tempo; quando si concretizza per entrare in diretto contatto con altre anime in un determinato posto e in un determinato momento storico.
Questo permette all’anima di fare quelle esperienze che le rendono possibile comparare ciò che ella trova in sé come fondo con il quale il Fondo Originario, che è Dio, si fonde, e la realtà spazio temporale in cui si trova a vivere. Se l’anima ha esperienza di una Realtà incontaminata, pura, vera (nel senso di ‘corrispondente alla retta essenza’) ha la possibilità di confrontare questa Realtà con una realtà distorta dai vizi dello spazio tempo. E questa possibilità di confronto le permette di porre le basi per un’azione di ‘rettifica’ della realtà umana (il lavoro spirituale). Tornando, come faccio sempre, all’esempio presente nelle Scritture Sacre cristiane: l’uomo vive nel mondo, ma non è del mondo. E questo mondo in cui vive deve contribuire a cambiare.
E ancora, per citare un maestro sufi: possiamo fare nella nostra meditazione i più belli e santi voli dell’anima, ma se non li confrontiamo con la realtà in cui viviamo, essi non hanno fondamento; sono truffe mistiche che stuzzicano la nostra vanità spirituale, aggiungo io.
Sto facendo con voi un viaggio che non è concluso, ma che si arricchisce ogni volta di una nuova tappa; ecco anche perché a volte sembra che i miei post si contraddicono: in realtà sto facendo un percorso e di volta in volta mi sembra di salire un gradino.
Piuttosto la domanda che tutto questo ragionamento mi lascia (e che io lascio a voi) è un’altra: esiste un’anima (individuale) che via via si reincarna per un processo continuo di purificazione? O esiste, invece, un’unica Anima del Mondo che continuamente si individualizza lì dove ci sono le condizioni perché la coscienza si manifesti?
Siete invitati a dare il vostro contributo, con la consapevolezza che le nostre risposte sono comunque parziali fino a che non ci uniremo nuovamente al Fondo Originario che tutto conosce perché tutto ha posto in essere.
Grazie.

martedì 2 giugno 2026

I miracoli (non) esistono.

(foto dal web)
Vivendo in questo mondo, abitando la nostra anima in un corpo, ci è difficile
comprendere fenomeni che hanno la propria realtà in stati della materia e della coscienza diversi da quelli in cui viviamo.
Il nostro stato corporeo non può cogliere la relatività, parzialità, della nostra manifestazione attuale, dello spazio e del tempo in cui “ci muoviamo e siamo”, che è diverso da quello in cui ci muoveremmo e fossimo se vivessimo già coscientemente in Dio (At 17, 27-28).
Non potremmo mai comprendere un fenomeno mistico (un fenomeno, cioè, che ci avvicina alla realtà) se lo guardiamo con gli occhi della mente umana.
Per questo chiamiamo “miracoli”, ad esempio, l’andare indietro nel tempo; il mettersi in contatto con anime passate ad un altro stato di vita; il vincere la materia con le guarigioni del corpo dalla malattia; ecc. ecc. .
Per questo noi consideriamo “miracoli”, o al contrario (a secondo dei punti di vista), cialtroneria, il parlare in lingue e l’esperienza del battesimo dello Spirito dei fedeli pentecostali.
Sono "miracoli" per chi non crede; realtà per chi crede.
Sono “miracoli” quelli che noi giudichiamo restando in questo stato parziale di coscienza della realtà, ma non esistono (o meglio: non sono "miracoli") nello stato di coscienza piena dell’anima.

martedì 26 maggio 2026

Perdonare è la più grande rivoluzione

(foto dal web)
Perdonare è fare la più grande rivoluzione contro il mondo e le sue catene. E vincerla. 
Siamo anime incarnate in un corpo (anime bene-dette) e con questo corpo viviamo in questo mondo. Ma, come dice Gesù il Messia cristiano, noi siamo “nel mondo ma non del mondo”. E questo mondo è sotto la male-dizione di colui che vuole dividere, contrapporre, separare.
Il mondo ci tiene in una gabbia le cui sbarre sono l’odio, l’invidia, la competitività, l’ipocrisia. Perdonare significa abbattere queste sbarre, vedere nell’altro un’anima essa stessa prigioniera, prima ancora che il corpo del nostro carceriere.
Perdonare è guardare negli occhi l’altro e vederci un’anima essa stessa sofferente, non un aguzzino.
Perdonare è scardinare e contraddire il racconto che colui che porta la male-dizione vuol fare della realtà: noi siamo liberi quando cerchiamo la verità e smascheriamo la menzogna; quando capiamo che si deve vivere d’amore e non di odio, d’altruismo e non d’invidia; di solidarietà non di competitività; d’autenticità e non di ipocrisia.
Perdonare è far esplodere una bomba d’amore e liberarci dalla nostra prigione, come il terremoto che liberò Paolo e Silla dal carcere a Filippi.

martedì 12 maggio 2026

L'anima e l'Oceano Divino

(foto dal web)
La (nostra) anima vive come goccia completamente immersa nell’Oceano Divino,
senza distinzione, senza nome, fino a quando il Divino non ci instilla in un corpo; e solo allora diventiamo gli uomini che siamo qui e ora, prendiamo una identità. Per questo la spiritualità e il misticismo vanno vissuti in modo assolutamente pratico, senza voli pindarici, metafisici. Noi siamo coloro che danno all'anima la possibilità di fare ancora un pezzo di cammino e da lei ricevono il significato di questa incarnazione.

martedì 28 aprile 2026

Torneremo ancora

"Finché non saremo liberi
torneremo ancora ancora
e ancora
."

(Franco Battiato - Juri Camisasca)


"La verità vi farà liberi" (Giovanni 8:32), dice Gesù.
Quando raggiungeremo la Verità, quando, cioè:
- la nostra visione della realtà coinciderà con la Realtà stessa;
- saremo in grado di immergerci totalmente e pienamente nel qui ed ora atemporale e aspaziale;
- il fondo della nostra anima prenderà dimora lì dove risiede Dio (S. Giovanni della Croce);
- la nostra anima s'immergerà totalmente nel fiume sotterraneo della presenza di Dio che a tutto da nutrimento e vita.


Solo allora saremo liberi.
E solo allora cesseremo di tornare ancora, ancora e ancora.



 

venerdì 24 aprile 2026

L'Aldilà: il mondo della verità

(foto dal web)
Il mondo della verità”: è così che i nostri anziani chiama(va)no l'aldilà. Il mondo
che noi viviamo ora, volevano dire forse senza neanche saperlo, è quello della bugia, quello velato, non percettibile nella sua completezza e chiarezza e, soprattutto, specchio deformante della realtà.
Bisogna avere il coraggio di toglierci dalla mente che ciò che vediamo e tocchiamo possa avere una vera influenza su di noi e la nostra vita. È come noi lo percepiamo, come ce ne facciamo coinvolgere, che fa la differenza; lo diceva Seneca, lo dice la moderna psicologia. Fino a che crediamo di poterci evolvere spi
ritualmente vivendo immersi nella quotidianità e non nella sua essenza e verità, siamo fuori strada.
 

“Esiliarsi dal mondo
per guardarlo dall’alto,
come l’anima guarda il corpo
che ha lasciato
su un letto d’ospedale.”

Vivere fuori dalla realtà non significa estraniarsi da essa, ma guardarla dal giusto punto di vista.
Gesù diceva: “voi siete nel mondo, ma non del mondo”. Egli era consapevole del fatto che spetta all’anima compiere quel cammino che la rende cosciente di come “il principe di questo mondo” “va in giro cercando chi divorare”; di come, cioè allontana l’uomo dalla via della verità e del riconoscimento dell’anima delle cose.
Una vera comunicazione, piena e completa, è possibile solo attraverso segni e simboli, quindi attraverso l'arte: la musica, la scrittura, la pittura.

domenica 19 aprile 2026

Le parole come simulacri

(foto mia)
Le parole sono simulacri dei pensieri dell’anima: velano e svelano. 
Le parole sono le parvenze della realtà; l’anima, invece, vive nella realtà.
Le parole compongono le scritture sacre e i riti d’ogni religione; l’anima, invece, si nutre della realtà e progredisce in essa.
Ma l’anima ha bisogno, per esprimersi ed esser compresa, delle parole.
Compito di un cercatore della verità è quello di usare le parole per andare al di là di esse, penetrare nel mondo dell’anima, aprire la propria mente e il proprio cuore ad un modo diverso di guardare la realtà, alla possibilità di perdersi nella verità eterna pur rimanendo nel corpo che ospita la sua anima.

mercoledì 15 aprile 2026

Il fondo originario

(Panteon vedico. Foto dal web)
Esiste un fondo originario alla base di ogni fede e religione. Un fondo che è la presenza di Dio, con qualunque nome lo si voglia chiamare. Dio che forma e informa ogni nostro bisogno di lui: il ‘luogo’ di Dio, Dio stesso.
Da questo fondo originario l’uomo ha da sempre attinto ciò di cui ha bisogno per placare la sua sete di trascendenza, il suo anelito ad una libertà assoluta.
Nel momento in cui l’uomo ha trovato questa sorgente, l’ha assimilata con i propri canoni culturali e sociali, facendone una fede espressa in una religione.
Per questo motivo ogni fede e ogni religione hanno ragione d’esistere. Ma non hanno alcun motivo di impadronirsi di quel fondo originario, proclamando che il loro modo di esprimerlo (i loro riti, le loro scritture...) è l’unico, il definitivo, il perfetto.
Per questo motivo, ancora, il più grande traviamento ed errore di ogni fede e religione è il suo volersi proclamare unica e indefettibile e, ancor più, il pretendere di convertire alle proprie idee credenti di altre fedi e di altre religioni.
A ragione Krishnamurti disse: “Nel momento in cui segui qualcuno, smetti di seguire la verità”. E un maestro zen insegnò: “Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo!”. L’induismo, poi, non ha un solo libro sacro o un unico profeta…
La verità sta solo ed esclusivamente in quel fondo originario, ed è la verità che ci “farà liberi”, non le parole di chi la propone o il modo il cui la celebriamo.

Sul Congregazionalismo

(immagine dello stemma delle CCPI) Penso che la forma migliore, più ‘democratica’ e semplice di struttura di una comunità cristiana sia quel...