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| (Foto dal web) |
anche quando ci interroghiamo e riflettiamo su ciò che riguarda quella parte di noi che chiamiamo ‘spirituale’.
E quindi siamo portati sempre a paragonare le nostre credenze ad altre diverse dalle nostre. Questo sia quando mettiamo a confronto ciò in cui crediamo all’interno delle religioni cristiane (se siamo cristiani), sia quando, a maggior ragione, paragoniamo i pilastri della nostra fede con i punti principali, i riti e le credenze di religioni e fedi molto lontani dal nostro modo di vivere e vedere.
Ecco allora che paragonerò un culto evangelico o riformato ad una messa cattolica; una meditazione sulla Bibbia ad una di derivazione buddista; un modo di intendere ‘Dio Uno e Trino’ con quello di un induista o di un monaco sufi.
Mi troverò, insomma, sempre io da una parte e gli altri dall’altra. Questo paragonare continuo mi terrà sempre impegnato in un confronto ininterrotto, perdendo di vista quello che dovrebbe essere, invece, il punto essenziale: la ricerca della divinità, del mio rapporto con essa.
Per superare l'abitudine di interpretare la spiritualità esclusivamente attraverso i nostri filtri culturali e sociali, è necessario un cambio di paradigma.
Non più un confronto sterile tra dogmi, fedi e riti diversi, un processo che finisce per creare quella barriera tra noi e gli altri di cui ho detto sopra, ma il puntare al vero obiettivo: la ricerca di Dio e di un rapporto diretto con la divinità.
Iniziamo a cercare Colui che esiste al di là di come finora è stato espresso dalle culture umane.
Cerco di spiegarmi con un esempio che lascerà certamente il tempo che trova, anche perché i termini ‘acqua’, ‘fiume’, bagnare’ sono espressione della mia cultura occidentale, e cristiana in particolare.
Dobbiamo andare alla ricerca di Colui che è come un fiume sotterraneo che tutto vivifica e che noi possiamo conoscere solo perché bagna anche noi e, bagnandoci, trasforma la nostra vita.
Dobbiamo cercare quel Fondo che tutto abbraccia e da cui tutto deriva, che non ha tempo e non vive in uno spazio.
Quell’oceano di cui noi siamo una goccia, uniti in modo indistinguibile.
Uniti a Lui come un fossile vive nella sua ambra.
Solo dopo aver vissuto quest’esperienza potremo dire che il modo di esprimere questa nostra fede sarà ‘vera’, non perché avremo aderito ad un rito collettivo, ma perché l’espressione esteriore della nostra esperienza trasformante coinciderà con l’esperienza stessa.
(continua...)

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