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| (foto dal web) |
La morte che dobbiamo desiderare è la morte dell'ego (o morte mistica), che non è
la fine della nostra esistenza, ma un processo di trasformazione profonda in cui ci liberiamo dall'illusione di essere un individuo separato, per risvegliarci alla nostra vera natura divina.
Ma cos'è l'ego? L’ego non è la nostra vera identità, ma il punto di incontro di forze psichiche, pensieri, desideri e ricordi che galleggia sulla coscienza totale, cioè sull'essenza dell'esistenza o "pura coscienza", che secondo l’Advaita Vedanta è la realtà ultima che costituisce l'essenza di ogni esperienza. L’ego si comporta come un "dittatore" che cerca di controllare la nostra vita, separandoci da questo Fondo Originario, divino.
La morte dell'ego consiste, allora, nell'abbandonare questa immagine limitata di sé: non si tratta di uccidere l'ego con la volontà, ma di osservarlo, di guardare, senza giudicarli, i propri pensieri e sentimenti; si tratta di avere consapevolezza di se stessi e dei propri moti dell’anima.
Questo cammino verso la morte dell'ego non è, allora, sempre piacevole, ma include fasi di purificazione:
la paura. L'ego ha paura di morire, di perdere le certezze su cui ha vissuto finora e oppone resistenza;
il vuoto. Crollano a poco a poco le nostre vecchie certezze religiose o personali e in questo "nulla" troviamo la soglia per l'esperienza di Dio.
Risultato di questo processo è il vivere nel "Qui e Ora". La morte dell'ego riporta alla vera vita. Non si diventa un essere "senza sentimenti", ma una persona che vive senza più il peso del dover possedere o controllare. Si inizia a vedere il divino in ogni azione banale e tutto diventa un atto sacro perché vissuto in unità con il Tutto.
La morte dell'ego, in sintesi, è il prezzo da pagare per risorgere ad un'esistenza
superiore, è la notte oscura.
È il significato delle parole di Gesù quando disse: "Io e il Padre siamo una cosa sola".

Grazie, Temistocle
RispondiEliminaGrazie a te. La spiritualità nasce dalla conoscenza profonda della psicologia umana: non c'è uno spirito se non si poggia su una psiche, ecco perché bisogna essere concreti quando si parla di anima e di 'cielo'.
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